Hai mai pensato di giocare a Golf?

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Adatto a tutte le età,
il golf è un’ottima opportunità per coniugare benessere fisico e psichico a un momento di socializzazione e divertimento.

Ci sono tanti benefici:
Lunghe camminate
Psicologici
Forma fisica
Incrementa le relazioni sociali

Vediamo i vantaggi psico-fisici di una regolare pratica golfistica:

  • migliora il tono dell’umore
  • ci sono degli studi sul fatto che fa molto bene per i diabetici
  • contribuisce a prevenire forme di disabilità (stanno nascendo molte associazioni golfistiche per persone “diversamente abili”)
  • aiuta a prevenire la depressione
  • previene la riduzione delle facoltà mentali (attenzione, concentrazione, tattica di gioco, strategie da applicare per raggiungere gli obiettivi sono messe in campo ogni volta che si tira una pallina)
  • migliora l’equilibrio e quindi previene il rischio di cadute accidentali (grazie al movimento che si effettua nello swing)
  • aumenta la resistenza (si cammina parecchio)
  • aumenta la flessibilità delle articolazioni e la potenza muscolare (sono coinvolte molte fasce muscolari, da quelle dei glutei alle braccia, alle cosce)
  • migliora la funzionalità respiratoria e cardiaca (grazie alle lunghe passeggiate)
  • migliora il sistema cardiovascolare (con diminuzione dei livelli di colesterolo)
  • migliora il tono dell’umore (essendo praticato all’aria aperta in mezzo alla natura e al verde).

Gli scettici potrebbero dire che si tratta di “miglioramenti” che riguardano, più o meno tutti gli sport ed è in parte vero; la differenza più rilevante è però data dall’impatto “dolce” che ha questa attività sportiva, capace di essere soggettivizzata a seconda delle capacità di ognuno.

Non si raggiunge mai un picco di attività per poi arrestarsi bruscamente, lo sforzo è infatti continuativo e necessita di una grande capacità di controllo muscolare, graduato sulla forza di ciascuno.

Per questo il golf è particolarmente adatto a chi non ha più l’età di praticare sport nei quali il fisico è più sollecitato e a chi si definisce “sedentario”.

Come ultimo effetto la pratica del golf ha il beneficio di allontanare dai ritmi della vita quotidiana , con effetti rilassanti e rigeneranti, oltre a consentire la socializzazione con persone che frequentano il campo con le stesse motivazioni.

E’ uno sport individuale, ma che è perlopiù giocato in compagnia; aiuta a conoscere gli altri, ma anche se stessi, il proprio carattere, a tenere sotto controllo l’ansia (quella di arrivare alla buca con il minor numero di tiri, ad esempio) e ad esprimere la propria creatività (nell’uscire da situazioni difficili).

Il golf sviluppa il “soft power“. Il soft power è il potere di gestire relazioni, in questo caso il golf essendo frequentato da persone generalmente di alta estrazione sociale, favorisce lo sviluppo di relazioni di alto livello che aiutano anche nella vita lavorativa.
Questo è specialmente vero per chi ha un target di cliente “alto”.

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IL GOLF E’ UNO SPORT ACCESSIBILE A TUTTI !

Pensi che il Golf sia uno sport solo per ricchi?
Pensi davvero che costi tanto giocare a Golf?

In realtà il golf è accessibile a tutti, e ci sono tante iniziative che favoriscono l’ingresso in questo fantastico
mondo a prezzi modici: ad esempio c’è un’offerta della Federazione con la quale puoi fare
tutto il percorso d’inserimento per giocare ai tornei, a soli 99€!

Perchè venire a giocare al Conero Golf Club?

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La nostra vita lavorativa è così densa che spesso trascuriamo noi stessi, gli amici e la nostra famiglia.

Per questo è importante riuscire a ritagliare degli spazi di tempo libero, da trascorrere all’aria aperta, in compagnia dei propri cari, a contatto con la natura.

L’ideale è scegliere una meta di vacanza in grado di adattarsi a tutte le esigenze, che riesca a conciliare divertimento, svago, riposo, convivialità.

IL CONERO GOLF E’ IN GRADO DI OFFRIRTI TUTTO QUESTO!

Il campo si sviluppa all’interno del Parco del Conero, un’oasi naturale unica nel suo genere, nata attorno al Monte Conero.

Il terreno, dolcemente mosso, propone una grande varietà di paesaggi e situazioni.
Il campo è appollaiato sulle prime pendici del Conero, con un a corona di soffici colline marchigiane e piccole gemme preziose rappresentate dagli sky-line di Loreto, Recanati, Osimo, Camerano.

Ciò ti permette sia di praticare uno sport straordinario, a contatto con la natura, sia di godere delle bellezze che il Parco del Conero e tutte le Marche riescono ad offrirti.

Altri vantaggi del nostro club: RISTORANTE, PISCINA, CAMPI DA TENNIS, EVENTI

Il Conero Golf Club è dotato di un ristorante – bar interno interno.
Alla mattina puoi fare tranquillamente colazione, sorseggiare un caffè, fare pranzo e cena…
Insomma avere tutti i comfort che un ristorante ha, ed il tutto con una cucina interna con piatti sempre di qualità.

Oltre al ristorante a disposizione dei soci del club c’è una piscina, per godersi nel massimo relax la dolce brezza delle colline circostanti, che soffia anche nei giorni più caldi.

I soci possono prenotare senza alcun costo anche il campo da tennis, così da poter passare ore piacevoli e divertenti con uno sport alternativo.

Il club organizza anche serate di gala, eventi, come ad es. sfilate di moda, degustazioni o altro… sempre all’insegna della qualità e dello stile di vita.

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Il campo

Vicinanza al mare

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Città e arte

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Vicinanza alla montagna

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Bellissime escursioni da fare in zona

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Enogastronomia

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Flora e Fauna

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Convenzione con il Tag hotel (tariffe scontate per chi alloggia al Tag)

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Vicinanza al mare

Situato nel comune di Sirolo, il Conero Golf Club si trova nel cuore del Parco del Conero, uno dei luoghi più suggestivi della riviera adriatica e una riserva unica nel suo genere. . Il Conero è infatti un promontorio roccioso, incastonato fra i colli, che si sporge sul mar Adriatico formando falesie e spiagge incontamite: una fisionomia unica in tutto il mare Adriatico, che lo rende un luogo un luogo unico, capace di fondere tre ambienti: campagna, mare, borghi storici.

Le spiagge della riviera del Conero sono davvero uniche, completamente circondate dalla macchia mediterranea, dalle rupi e dalle falesie a picco sul mare. Le più celebri spiagge sono:

SPIAGGIA DI MEZZAVALLE: primo lungo tratto di spiaggia bianca della Riviera del Conero. Ci si arriva in auto o in bicicletta attraverso la Strada provinciale del Conero, direzione Portonovo. Poi si percorre un tratto a piedi, lungo due sentieri che scendono il fianco di un greto, uno più lungo e intricato, l’altro più corto ed ripido.

SPIAGGIA “LA VELA”: è chiamata così per lo scoglio a forma di vela che fronteggia la parte terminale della spiaggia, l’ultimo arco di costa balneabile ai piedi del versante nord del Conero. Ci si arriva in auto attraverso la Strada Provinciale del Conero, direzione Portonovo, imboccando strada che scende lungo il fianco del monte. Posti parcheggio auto limitati. In caso di chiusura al traffico è previsto un bus navetta dal parcheggio alto.

SPIAGGIA “LE DUE SORELLE”: insieme a Porto Novo, l’altro simbolo della Riviera del Conero, così denominata per via dei due scogli gemelli che emergono dalle acque. Si tratta di un luogo davvero magico, fuori dal tempo, completamente immerso nella natura più incontaminata. Si trova sul fianco sud del monte Conero. È priva di servizi ed è raggiungibile solo via mare, a bordo del traghetto: corse giornaliere dal porto di Numana. Come ci si arriva: solo via mare; corse giornaliere dei traghetti dal porto di Numana.

SPIAGGIA DI PORTONOVO: baia simbolo della riviera del Conero, nata dal distaccamento di un’antica frana in epoca preistorica. È completamente immersa nella macchia mediterranea. Tratti di spiaggia libera si alternano a zone attrezzate con stabilimenti balneari. Sono presenti numerosi ristoranti di pesce affacciati sul mare, perfetti per cene romantiche. Quando soffiano lo scirocco e l’ostro, Porto Novo diventa un noto ritrovo di surfisti. Per arrivare alla baia, si percorre la Strada Provinciale del Conero, direzione Portonovo. Posti parcheggio auto limitati. In caso di chiusura al traffico, è previsto un bus navetta dal parcheggio in alto.

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Marche-mare-Conero

SPIAGGIA DEI “SASSI NERI”: spiaggia libera lunga e vasta di sassi e ghiaia scura. È una delle più selvagge del parco e per questo meta di molti naturalisti. Ci si arriva a piedi dal Parco della Repubblica di Sirolo, oppure col bus dal Municipio di Sirolo. Fuori stagione è raggiungibile in auto.
SPIAGGIA DI “SAN MICHELE”: addossata ai greti delle rupi prospicienti il mare, è separata dalla spiaggia dei Sassi Neri da un tratto di costa a falesia. Spettacolari cadute rocciose del monte e un mare dal blu inteso incorniciano questa spiaggia, a tratti libera, a tratti attrezzata con stabilimenti. Ci si arriva a piedi o con bus navetta: corse ogni 30 minuti[U1] .
SPIAGGIA “URBANI”: una incantevole spiaggia a forma di mezzaluna, incastonata fra una grotta e un’alta rupe protetta da una barriera semicircolare di scogli. L’odore pungente dei pini, l’arenile vasto e attrezzato con stabilimeti balneari, le acque pulite, fanno di questa baia un angolo unico, premiato più volte dalla Bandiera Blu.
“LA SPIAGGIOLA” (NUMANA): spiaggia incantevole, sofisticata e raccolta, attrezzata con rinomati stabilimenti balneari. Il fondale basso e protetto da tre scogliere rendono questo tratto di costa a nord del porto uno dei più amati dai turisti tradizionali, romani e milanesi in testa. Ci si arriva dalla piazza di Numana, con navetta ogni 15 minuti.
SPIAGGIA DI NUMANA BASSA E MARCELLI: spiaggia dorata, ampia, soleggiata, perfettamente attrezzata:l’ideale sia per giovani che per le famiglie. Ci si arriva in auto, procedendo a sud di Numana. È possibile parcheggiare lungo mare.

CITTÀ ED ARTE

Chi ama l’arte e la storia, può visitare gli splendidi borghi e castelli, presenti nel territorio del Parco.

Sirolo: incantevole borgo di origine medievale, già abitato da Piceni, Greci e Romani.
Numana: cittadina alle pendici del Conero, le sue origini risalgono alla presenza dei Piceni e dei Siculi, cui seguì la colonizzazione greca e poi la conquista romana. Ospita un importante museo, con i ritrovamenti dalla necropoli picena.
Osimo: già abitata dai Piceni, divenne un’importante città romana. Anche nel Medievo, mantenne un ruolo di assoluto primo piano nel territorio. Ospita molti siti d’interesse artistico, fra i quali spicca il Duomo di San Leopardo, uno dei più maggiori esempi di romanico nelle Marche.
Loreto
Loreto: È una delle più celebri località marchigiane, nota in tutto il mondo poiché la sua Basilica ospita la Santa Casa, l’abitazione che appartenne alla Vergine Maria.
La tradizione narra che la dimora terrena della Vergine a Nazaret era costituita da una camera e una grotta. La camera chiudeva la grotta ed era costituita da tre pareti in muratura.
Pare che nel 1291, dopo l’espulsione dei crociati dalla Terrasanta, le pareti della camera furono trasportate a Tersatto (nell’attuale Croazia); successivamente, il 10 dicembre 1294, vennero trasportate nelle Marche. Gli storici possono oggi affermare che la Santa Casa fu smontata e trasportata via mare: l’operazione fu promossa dalla famiglia Angeli, potente stirpe che governava l’Epiro. Un documento del 1294 attesta che Niceforo Angeli, despota dell’Epiro, cedendo in sposa la figlia Ithamar a Filippo II d’Angiò, cedette a quest’ultimo in dote una serie di beni, fra cui “le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio”. Da documenti presenti nell’archivio di Loreto si può desumere che la famiglia Angeli avesse dei possedimenti vicino Recanati ed è per questo che fu scelta questa località come sede finale. Le mura della Santa Casa vennero poste nel bel mezzo di una strada che da Recanati conduceva al mare: poiché la strada era pubblica, nessuno avrebbe potuto rivendicarne la proprietà.

A poco, a poco, la fragile reliquia fu protetta prima con la costruzione di un muro esterno, poi del tetto, poi di una chiesetta che la conteneva; infine, nel 1468 si dette inizio ai lavori per la costruzione dell’imponente Basilica, i quali durarono ben tre secoli. Alla Basilica lavorarono artisti di grande prestigio come Pomarancio (autore degli affreschi della Sala de Tesoro), Luigi Vanvitelli (architetto del campanile), Giuliano Maiano e Giuliano da Sangallo (cupola), Antonio da Sangallo il Giovane, Andrea Sansovino, Tiburzio Vergelli, Francesco di Giorgio Martini, Baccio Pontelli, Marino di Marco Cedrino, Donato Bramante. Quest’ultimo, nel 1509, realizzò il disegno per il rivestimento marmoreo della Casa, i cui lavori furono seguiti da Andrea Sansovino, Ranieri Nerucci e Antonio da Sangallo il Giovane.
Urbino: Il Montefeltro è un’antica regione italiana, divisa fra Toscana, Emilia Romagna e Marche (provincia di Pesaro-Urbino). I conti di Montefeltro nel 1234 aggiunsero ai loro possedimenti la signoria di Urbino, che divenne la città più importante dell’area e raggiunse il suo apice sotto il ducato di Federico da Montefeltro (1422-1482). Straordinario mecenate, promosse la cultura e le arti, rendendo Urbino uno dei più importanti centri di diffusione del Rinascimento. Della sua corte fecero parte artisti e studiosi quali Piero Della Francesca e Francesco di Giorgio Martini.
Urbino mantiene ancora intatto il fascino di quell’epoca ed offre ai visitatori molti luoghi straordinari, fra cui: il Palazzo Ducale (sede della Galleria Nazionale delle Marche), la casa natale di Raffaello Sanzio, il Duomo e la Chiesa di San Bernardino (Mausoleo dei Duchi).
Dal 1998 il centro storico di Urbino è patrimonio dell’UNESCO, per il suo valore storico, artistico e paesaggistico: Urbino si incastona perfettamente al paesaggio circostante, meravigliosamente conservatosi nel tempo. I suoi dintorni sono gli stessi che ritroviamo dipinti nelle opere di Piero della Francesca e di Raffaello.

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ALTRE LOCALITÀ D’ARTE, STORIA E NATURA IN PROVINCIA DI PESARO-URBINO

Gradara:spettacolare rocca malatestiana, splendidamente conservata. Fu il luogo in cui si svolse la tragica storia d’amore di Paolo e Francesca, cantata nell’Inferno da Dante.
Pesaro:capoluogo di provincia. Antica città d’origine romana, diede i natali a Gioacchino Rossini.
Parco del San Bartolo:nel territorio pesarese, è una riserva naturale meravigliosa, con un paesaggio spettacolare: le colline digradano rapidamente a picco sul mare.
Museo del Balì:museo interattivo delle scienze, con osservatorio astronomico e planetario.
Mondavio:borgo il cui nome è legato all’imponente rocca roveresca, progettata da Francesco di Giorgio Martini. Si tratta di una delle rocche rinascimentali meglio conservate al mondo.
Fano:splendida città di origine romana (Fanum Fortunae). Collegava il mar Adriatico a Roma attraverso la via Flaminia. Da vedere: arco d’Augusto, mura d’epoca romana, Corte Malatestiana.

Vicinanza alla montagna

Le Marche sono un luogo davvero unico: un fazzoletto di terra con una grande varietà di ambienti. Il Parco del Conero, infatti, non solo comprende mare e colli, ma in appena un’ora d’automobile permette di raggiungere gli Appennini.

APPENNINI

Gli Appennini sono la catena montuosa che attraversa tutta la penisola italiana dalla Liguria fino alla Sicilia settentrionale. L’Appennino umbro-marchigiano comincia a partire da Bocca Trabaria.
Si divide sostanzialmente in cinque catene:

– Gruppo del Monte Catria , in provincia di Pesaro-Urbino: considerato sacro fin dall’Antichità, ospitava alle sue falde un importante tempio dedicato a Giove Appennino. Ancora in epoca medievale, ai suoi piedi sorsero molte abbazie e monasteri, fra cui lo splendido eremo di Fonte Avellana, citato anche da Dante nel Paradiso.

– Catena del Monte San Vicino, a partire dalla riva sinistra del fiume Metauro. Continua verso sud fino ad abbassarsi in concomitanza con la valle del Chienti. Il San Vicino è facilmente riconoscibile per la sua conformazione: visto da sud sembra una gobba di cammello, da ovest e da est un vulcano spento e visto da nord ha forma di tricuspide.
Sibillini
– Catena dei Sibillini: si elevano a sud del fiume Chienti e culminano nel monte Vettore, la cima più alta dell’Appennino umbro-marchigiano (2476 metri). I Sibillini prendono il nome dal monte Sibilla, luogo misterioso avvolto nella leggenda. Vicino alla vetta del monte, infatti, si trova un antro (oggi crollato), in cui si narra che vivesse la Sibilla Appenninica. Probabilmente nell’Antichità vi avevano sede culti alla terra o comunque a divinità femminili. È molto probabile che questi riti siano continuati anche con la diffusione del Cristianesimo, lasciando alcune tracce nella cultura locale del Medioevo. Alla leggenda della Sibilla si collega il lago di Pilato, situato sul massiccio del Vettore a 1941 metri d’altitudine. È l’unico lago naturale delle Marche e uno dei pochissimi laghi di origine glaciale sugli Appennini. Il lago è avvolto nella leggenda: la tradizione vuole che le sue acque accolsero il corpo di Pilato, dopo che fu condannato a morte da Tiberio. Nel Medioevo il lago era anche chiamato lago della Sibilla ed era ritenuto luogo di ritrovo per negromanti e fattucchiere, tanto che nel nel XIII secolo furono innalzati dei muri attorno al suo bacino, per evitare a chiunque di avvicinarsi all’acqua. Queste leggende e superstizioni nascono verosimilmente dal fatto che nell’Antichità il lago, come la Sibilla, fosse un luogo in cui si svolgevano importanti riti sacri.

Ellissoide di Cingoli: in provincia di Macerata, si trova un’ulteriore piega appenninica, dalla caratteristica forma ad ellissoide. Su di essa sorge la città di Cingoli, che si affaccia ad oriente Il panorama è davvero mozzafiato, tanto che non a caso Cingoli è definita il “balcone delle Marche”

Monte Conero: anche questo costituisce una propaggine estrema degli Appenini, verso il mare.

LE GROTTE DI FRASASSI

Nel Parco della Gola Rossa si trova uno dei siti naturalistici più belli delle marche: le Grotte di Frasassi, il complesso di grotte carsiche più grande d’Europa, scoperte nel 1971.
Il millenario lavoro dell’acqua ha dato origine a un capolavoro della natura: le concrezioni calcaree (stalattiti e stalagmiti) creano una serie di scenari mozzafiato, che sembrano vere e proprie opere di scultura.
Grotte di Frasassi
ORIGINI: La formazione delle grotte è iniziata durante il Pliocene superiore, circa un milione e mezzo d’anni fa, grazie all’incontro delle acque sulfuree risalenti dal sottosuolo con le acque più fredde del fiume Sentino (che allora scorreva circa 300 metri più in alto del livello attuale). Il dilavamento dell’acqua mineralizzata ha prodotto durante i millenni lo scioglimento del calcare e il deposito del gesso. A questo processo si aggiunge l’infiltrazione dell’acqua piovana, il cui gocciolamento provoca l’accumulo di carbonato di calcio, il quale dà origine alle stalagmiti e stalattiti.

Le grotte si snodano per un totale di 30 chilometri nel sottosuolo. La visita prevede tre tipologie di itinerari: percorso turistico, percorso speleo-avventura, percorso scolastico.

– Il primo è la forma più comoda e semplice per ammirare le grotte. Attraverso camminamenti, si possono visitare le varie sale e ambienti. Fra i vari ambienti ricordiamo i seguenti: l’Abisso Ancona è stato il primo ambiente scoperto nel 1971. È una sala immensa: alta 200 metri, larga 120 e lunga 180, potrebbe contenere comodamente il Duomo di Milano. Lungo il percorso è possibile ammirare i Giganti (imponenti stalagmiti che raggiungono anche i 20 metri d’altezza e i 5 di diametro), il laghetto cristallizzato e le cosiddette Cascate del Niagara (colata di calcite bianca purissima). Dall’Abisso Ancona si entra nella Sala 200, celebre per il Castello delle Streghe (serie di stalagmiti formatesi su un masso) e l’Obelisco (stalagmite che raggiunge i 15 metri d’altezza). Seguono il Gran Canion, allagato nella parte bassa perché è allo stesso livello del fiume Sentino, la Sala dell’Orso e la Sala Infinito, in cui si possono scorgere gli antichissimi pozzi dai quali risaliva l’acqua sulfurea dalle profondità della terra.

– I percorsi speleologici sono destinati agli amatori e appassionati che, in compagnia di sapienti guide, vogliono provare le stesse emozioni che provarono gli speleologi che per primi scoprirono questi luoghi.

– Il percorso-scuola è riservato alle scolaresche: è uguale al percorso turistico, ma arricchito dalla presenza di una guida e materiali didattici.

Le Grotte di Frasassi sono raggiungibili in auto: uscita Ancona Nord, Superstrada SS76 Ancona – Roma, quindi uscita Genga (25 minuti d’auto dal casello autostradale).
Per gli orari e i costi, è possibile collegarsi direttamente al link

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Escursioni da fare in zona

L’Anello dei boschi del Conero
È particolarmente indicato per chi si avvicina per la prima volta al Parco. Prevede un percorso che si snoda fra i boschi, importanti testimonianze storiche (come le incisioni rupestri e la Badia di San Pietro) e i balconi panoramici di Pian Grande.
Livello di difficoltà: T (turistico), cioè facile, su sentieri ben tracciati e segnalati.
Tempo di percorrenza: 1h 30’.
Scarica la descrizione dell’itinerario.
Il Grande Anello del Conero
Questo sentiero è un po’ più impegnativo del primo, poiché permette di trascorrere un giorno intero nel cuore del Parco, con partenza da Sirolo. È un sentiero ad anello, denso di meraviglie.
Livello di difficoltà: E (escursionistico), su sentieri ben tracciati e segnalati; può presentare tratti ripidi, comunque protetti o attrezzati. Non richiede competenze alpinistiche specifiche.
Tempo di percorrenza: 5 h.
Scarica la descrizione dell’itinerario.
Sentiero Natura dal Poggio (per i piccini)
È un percorso facile, pensato appositamente per i bambini, accompagnati dalla mamma e dal babbo. Il suo scopo è didattico: mostrare quali sono le particolarità naturalistiche del Parco, alla scoperta della flora, della fauna e del paesaggio. Il sentiero parte da Frazione Poggio, nei pressi dell’omonima osteria.
Scarica i pannelli didattici, corredati di immagini e didascalie.
ALTRI SENTIERI

Il Parco offre anche altri itinerari, di varia difficoltà, durata e percorribilità.Riportiamo alcuni tra i sentieri più facili, percorribili anche in mountain bike o a cavallo.

Traversata del Conero

Traversata del Conero
Si parte dall’abitato del Poggio Sant’Antonio sul lato sinistro del bar Dubbini.
Il sentiero sale in una zona con parecchi arbusti. Alla sommità vi è un interessante vista sul Trave. Dopo l’attraversamento di un tratto boschivo si raggiunge in un’ora circa Pian Grande. Sulla sinistra si può vedere la Baia di Portonovo. Ripreso il sentiero principale, dopo aver attraversato un ulteriore boschetto, al bivio segnalato si prende la direzione sinistra e si giunge ai Piani di Raggetti. Qui bisogna scegliere tra due direzioni: con la prima si prosegue sulla strada grande, mentre con la seconda si sale a sinistra costeggiando la Casa Lucignani e poi si arriva alla strada asfaltata. Si può visitare la cripta della Chiesa di S. Pietro ed i ruderi del Monastero Camaldolese. Possibilità di ristorarsi.
Il sentiero prosegue con un bosco di latifoglie fino ad uno spiazzo con un basamento in muratura. Si va a sinistra costeggiando una zona a picco sul mare dove troviamo esempi di macchia mediterranea, e si arriva su una strada più larga con un punto di osservazione caratteristico: il Belvedere sud con vista sugli scogli delle Due Sorelle. Continuando si scende in una zona con case e poi si prende la strada comunale per Fonte d’Olio; quindi si arriva alla strada provinciale.
Per tornare al punto di partenza, ci si può servire dei mezzi pubblici.

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Difficoltà: T (facile).
Tempo di percorrenza: 4h
Percorribilità: a piedi, a cavallo, con mountain-byke dal Poggio fino all’ex Monastero di S.Pietro; da qui fino a Fonte d’Olio percorribile.
Baia di Portonovo
Occorre raggiungere la piazzetta di Portonovo seguendo la segnaletica dalla strada provinciale del Conero (prendere la strada comunale per la baia). Dalla piazzetta, prendere la strada asfaltata per il molo (direzione Hotel Fortino Napoleonico). Ad un certo punto si costeggia il lago Grande (stagno di acqua salmastra con rigoglioso canneto). Proseguire verso il molo, lasciando sulla destra la recinzione dell’Hotel ed arrivare fino alla maestosa torre di guardia, detta la Clementina, fatta costruire da Papa Clemente XI, nel 1716. Continuare sulla spiaggia, per arrivare alla chiesa di S. Maria. Quindi continuare l’itinerario verso il lago Profondo, camminare sulla sponda destra e continuare per una stradina, fino ad arrivare nella piazzetta di partenza.

Difficoltà: T (facile).
Tempo di percorrenza: 1h
Percorribilità: a piedi, a cavallo, con mountain-bike.
Anello della Pecorara
Raggiungere con la strada provinciale del Conero il piazzale di fronte alla ex Cava di Massignano; avviarsi in direzione di Sirolo e, al km 13,100, inoltrarsi in una piccola strada in discesa sulla destra. Giunti ad un bivio si prende a sinistra, poi a destra e ci si inoltra in un piccolo bosco di roverelle, nel fosso della Pecorara. A sinistra si imbocca una ripida stradina e poi si prosegue verso un altro vallone, dove scorre il secondo ramo del fosso della Pecorara. Da qui si risale per un’altra stradina a sinistra fino ad arrivare ad un incrocio di quattro strade (inizio variante 15A). Prendere a destra (si possono osservare i campi da golf) fino ad arrivare ad una piccola edicola, proseguire diritti, raggiungere una zona con querce e, oltrepassata questa, la strada sale fino ad un bivio; prendere a destra, costeggiare una pineta, risalire il versante destro della Pecorara e raggiungere di nuovo la strada provinciale del Conero.

Difficoltà: T (facile).
Tempo di percorrenza: 2h
Percorribilità: a piedi, a cavallo, con mountain-bike.
Percorso della Fonte di Capo Acqua
Si raggiunge l’abitato di Sirolo, si percorre via Raffaello Sanzio, poi Via delle Vigne e si arriva fino alla piazza di S. Lorenzo (circa 700 metri). Da qui bisogna scendere fino alla Fonte di Capo d’Acqua e poi proseguire salendo in un querceto. Al termine di un tratto piuttosto ripido, prendere una strada sulla destra fino ad arrivare ad un vecchio casolare. Qui comincia un sentiero in pianura, che continua fino ad arrivare ad altre case. Da qui prendere a sinistra in direzione di una pineta da cui si prosegue fino alla cima di Monte Colombo (punto molto panoramico).

Difficoltà: (T) facile.
Tempo di percorrenza: 1h
Percorribilità: a piedi, a cavallo, con mountain-bike.

ENOGASTRONOMIA

Le Marche sono una regione al plurale, non solo nei paesaggi, nei dialetti, nelle città, ma anche nella cucina. L’enogastronomia marchigiana è una piccola confederazione di cucine locali, che rendono unica questa terra. Qui presentiamo solo un breve elenco di alcuni dei prodotti tipici

Stoccafisso all’anconetana: un vero classico. La ricetta originale prevede che lo stoccafisso sia pulito e tagliato a pezzi, quindi posto in una teglia a bordo alto. Vengono poi aggiunti gli odori (sedano, carota, cipolla e rosmarino) e il sale. Si continua aggiungendo olio, acqua, vino e pomodorini fino a coprire lo stoccafisso. Si fa bollire per mezz’ora, dopodiché si aggiungono le patate tagliate a spicchi fino a ricoprire interamente i pezzi di pesce. Si lascia cuocere per un’ora ancora, poi si toglie dal fuoco.

Moscioli all’anconetana: i moscioli sono le cozze selvatiche pescate sugli scogli del Conero, in particolare a Portonovo nel tratto di mare fra Pietralacroce e i Sassi Neri di Sirolo. I moscioli anconetani sono diventati un presidio Slow Food. Sono presenti in molte ricette, ma il modo più tipico di cuocerli è il seguente: dopo averli spazzolati e lavati, si aprono, si puliscono e si sistemano in una padella di ferro. Si spruzzano con succo di limone e si cospargono di prezzomolo. Si aggiunge sale e pepe e olio in abbondanza. Si fanno cucinare sul fuoco per non più di cinque minuti; poi si sistemano in un piatto da portata e si condiscono con il sugo di cottura.
Brodetto
Brodetto marchigiano: è una zuppa di pesce, della quale esistono varianti in tutta la costa adriatica. In origine era un piatto povero, preparato dai pescatori con il pesce invenduto o meno pregiato. Nelle Marche, la variante più antica è sicuramente quella anconetana. Contiene 13 diversi tipi di pesce, tutti rigorosamente dell’Adriatico: seppie, calamari, cozze, vongole, gamberoni, coda di rospo, nasello, palombo, sogliole, san pietro, canocchie, lumaconi di mare, razza.

Vincisgrassi: sono un’antica lasagna marchigiana, un ricco piatto descritto per la prima volta con il nome di princisgras dal cuoco Antonio Nebbia ne Il cuoco maceratese del 1779. Questa ricetta si differenzia molto da quella usata dalle famiglie di origine contadina. Sostanzialmente i vincisgrassi sono una lasagna condita con ragù e besciamella. Nel sugo, si aggiungevano rigaglie di pollo, animelle, midollo e cervella. Secondo la ricetta più antica, inoltre, la sfoglia era preparata con grano saraceno.

Maccheroncini di Campofilone: pasta all’uovo sottilissima, prodotta esclusivamente nel piccolo comune della provincia di Fermo. Chiamati anche capelli d’angelo, le prime notizie dei maccheroncini risalgono al Quattrocento, ma i primi documenti certi che ne parlano risalgono al Concilio di Trento (1560), dove sono definiti “così sottile da sciogliersi in bocca”. Amati anche dal sommo poeta Giacomo Leopardi, sono prodotti esclusivamente con uova fresche e farina. La sfoglia viene tagliata in sottilissimi “fili” a sezione quadrata, con uno spessore che si aggira attorno al millimetro.

Ciauscolo: prodotto della tradizione contadina tipico del Piceno, è un salame spalmabile. Il suo nome deriva molto probabilmente dal latino “ciabusculum”, cioè piccolo pasto, spuntino. L’impasto di carne di maiale comprende la pancetta, la spalla e la rifilatura di prosciutto di lonza. Dopo che l’impasto è stato macinata finemente, si aggiungono sale e spezie (pepe nero e aglio pestato). L’impasto si insacca nel budello gentile.
Olive all’ascolana

Olive all’ascolana: olive verdi ripiene e fritte, sono un piatto tipico della provincia di Ascoli Piceno, nato all’inizio dell’Ottocento. Le olive vengono denocciolate, poi viene inserito il ripieno di carne; quindi si passano nalla farina, nell’uovo sbattuto e in mezzo al pan grattato. Alla fine si friggono. Per questo piatto si utilizzano olive della varietà Ascolana Tenera, detta anche “Liva da Concia”, molto apprezzata sin dall’Antichità (i Romani la chiamavano Colymbades). L’oliva Concia viene raccolta quando è ancora verde, poi viene immersa in una soluzione potassica, per eliminare il sapore amaro, dopodiché viene lavata con acqua e sale e messa in salamoia.

Vino cotto: è un vino di origine picena. Già lo scrittore Plauto ne lodò la bontà nel 191 a. C. Il vino cotto si ottiene dalla cottura del mosto a fuoco vivo, in caldai di rami. La cottura dura fino a che il mosto non si è ridotto di circa un terzo, poi il vino viene lasciato invecchiare in botti di legno. Il vino cotto è molto dolce e aromatico, perfetto da consumare con dolci secchi.

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Bostrengo: tipico dolce natalizio, presente con vari nomi in tutte le Marche. Si prepara con fichi secchi, canditi, noci, mandorle, spezie e vino cotto. Non esiste una ricetta unica: ognuno l’arricchisce come vuole.

Mela rosa: è una varietà di mela molto antica, coltivata sui Sibillini. Ha una forma irregolare e schiacciata; i colori variano dal verde al rosso, sia in base alle varianti locali, sia in base al grado di maturazione. La mela rosa è molto dolce, croccante e resistente al freddo: si raccoglie all’inizio di ottobre e si consuma fino ad aprile. Si conserva all’aria aperta.

Rosso piceno: vino rosso DOC, prodotto nelle Marche. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi: già i Piceni producevano un vino rosso molto apprezzato anche dai Romani. La zona di produzione comprende le province di Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli. Si produce principalmente con uve Montepulciano e Sangiovese.

Rosso Conero: vino rosso DOC e DOCG che nasce esclusivamente dai vitigni presenti sulla dorsale del Conero. È fatto prevalentemente con uve Moltepulciano e una minima parte di Sangiovese.

Verdicchio: è un vino bianco, prodotto quasi esclusivamente in provincia d’Ancona e Macerata. Le due principali aree di produzioni sono i castelli di Jesi e Matelica. Il verdicchio è un vitigno autoctono, di origini molto antiche. Celebre in tutto il mondo, il suo nome è spesso associato alla caratteristica bottiglia a forma di anfora, disegnata dall’architetto Antonio Maiocchi nel 1953.

Flora e Fauna

Gli studi più recenti riportano 1102 specie vegetali presenti. Quelle più diffuse appartengono alla macchia mediterranea e sono: ginestra odorosa, citiso a foglie sessili (un’altra ginestra), lentisco, corbezzolo, ginepro rosso, leccio.

Sulle rupi e i pendii scoscesi screscono tagliamani, canna del reno, violacciocca, alaterno e cavolo selvatico. Nelle zone più rocciose si trovano: euforbia arborescente, ginepro coccolone (rarissima), euforbia adriatica e terebinto. Nella zona è stata reintrodotta la barba di Giove, un tempo ritenuta estinta.
Nelle campagne le piante più comuni sono: roverella, olmo campestre, pioppo nero, acacia e rovo, salice bianco, pioppo nero e roverella, stracciabraghe e rosa sempreverde, carpino nero. Un’altra antica presenza nel parco è il leccio.

I laghetti salmastri di Portonovo, unici in tutta la regione, presentano due specie a rischio: il falasco e il grespino marittimo. Altre specie sono: brasca delle lagune, cannuccia di palude, giunco marittimo e pungente.
Presso il al Musone sono di particolare interesse il ranuncolo di Baudot, la menta campestre, la giunchina aghiforme e la salcerella con due brattee, la lenticchia d’acqua, la cannuccia d’acqua e il sedano d’acqua.
Anche le dune delle spiagge di Marcelli presentano un’interessante varietà di specie arboree, fra cui poligono marittimo, silene notturna, cardo delle spiagge, papavero delle spiagge, coda di topo, euforbia marittima.

L’ area protetta è abitata da numerose specie di animali ed in particolare di uccelli che rappresentano la parte più rilevante della fauna del Conero: nell’ ultimo decennio sono state censite oltre 200 specie tra stanziali, svernanti e migratrici. L’istituzione del Parco ha consentito la conservazione della popolazione del falco pellegrino, anche grazie all’aumento di altre specie di uccelli che fanno parte della sua dieta.

Da segnalare, inoltre, la presenza di colonie di rondone pallido e rondone maggiore, specie che sul Conero raggiungono il punto di nidificazione più settentrionale lungo il litorale adriatico. Il promontorio del Conero è poi un importante punto di riferimento per la rotta degli uccelli migratori (falchi pescaioli, aquile, cicogne, ecc.).
Nei laghetti di Portonovo vive un piccolo crostaceo di acqua dolce estremamente raro.

Fra i mammiferi ci sono: il tasso, la volpe, il riccio, la faina, la donnola e la puzzola; poi piccoli roditori come il moscardino. A questi vanno aggiunti l’istrice, il capriolo, e lo scoiattolo, arrivati per espansione spontanea del loro areale. Incredibilmente è stata rilevata la presenza del lupo, giunto forse da Cingoli e attirato dalla presenza del cinghiale, introdotto abusivamente alla fine degli anni Novanta.
Tra i rettili troviamo: il ramarro, la lucertola muraiola, la lucertola campestre, la luscegnola e l’orbettino, il biacco, alcune bisce, e il colubro di esculapio.
Tra gli anfibi: l’ululone dal ventre giallo, il tritone crestato, il tritone italiano, il rospo. Nei laghetti salmastri di Portonovo si trova la rana dalmatina e la rana esculenta.
Vi sono molte specie di farfalle, fra cui la grande farfalla del corbezzolo.

Fra gli uccelli è da segnalare la presenza dell’allocco, della civetta, del barbagianni, del gufo comune, del falco pellegrino, del cuculo, del regolo, dell’usignolo, dell’upupa, del passero solitario, della rondine montana e del rondone pallido. Il Parco del Conero è un interessantissimo sito per il il birdwatching, segnalato dalla LIPU.
Nei laghetti di Portonovo, si segnala la gallinella d’acqua, la folaga, il martin pescatore e l’usignolo di fiume.
L’uomo ha introdotto una specie alloctona, ormai infestante: il fagiano.

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